Electric BlueExperience

Tributo Cranberries · Cranberries Tribute Band

Tributo Cranberries: quattro musicisti, sedici risposte

Electric Blue Experience è una Cranberries tribute band italiana. Invece di raccontarvi ancora una volta che band siamo, abbiamo provato a raccontare perché siamo qui: Michela, Giorgio, Elvis e Orlando rispondono alle domande che stanno dietro al progetto.

Voce e chitarra

Michela Gallia

Una voce nuova davanti a canzoni che hanno già una voce impossibile da dimenticare.

Qual è stata la prima canzone dei Cranberries che hai sentito davvero tua?

Linger. Non necessariamente la prima che ho ascoltato, ma quella nella quale ho sentito qualcosa che mi apparteneva. Sembra semplice finché non provi davvero a entrarci dentro. Puoi cantarla in tanti modi senza romperla. È una cosa che mi affascina molto dei Cranberries: sotto melodie immediate c’è quasi sempre qualcosa che resta aperto.

La domanda inevitabile: che rapporto hai con Dolores O’Riordan?

Di enorme rispetto. E proprio per questo non voglio imitarla. Aveva una voce, un accento, un modo di attaccare le parole e di stare dentro alle melodie che erano soltanto suoi. Cercare di copiarla sarebbe anche poco interessante. Io devo riuscire a cantare quelle canzoni con la mia voce, senza far perdere loro ciò che le rende riconoscibili.

Perché hai accettato di entrare in una Cranberries tribute band?

Perché alle prime prove non ho avuto la sensazione di essere “la cantante nuova”. C’erano quattro persone che stavano cercando un suono. Posso cantare, prendere la chitarra, proporre una soluzione, cambiare idea. Mi interessa molto di più questo che entrare in una parte già scritta.

Qual è il momento del concerto che aspetti di più?

Dreams. C’è un momento in cui parte e capisci immediatamente che la canzone non è più soltanto nostra. Il pubblico la riconosce quasi prima che inizi davvero. Mi piace quella specie di passaggio di proprietà.

Chitarra

Giorgio Giardina

Otto anni di Cranberries alle spalle e nessuna intenzione di suonare lo stesso concerto per sempre.

Dopo tanti anni, perché continui a voler suonare i Cranberries?

Perché non mi hanno ancora stancato. E dopo centinaia di esecuzioni non è una risposta banale. Se dovessi riprodurre ogni sera lo stesso arrangiamento, con gli stessi suoni e gli stessi gesti, avrei già smesso. Queste canzoni invece sopportano molto bene il fatto che tu le tocchi, purché tu sappia dove fermarti.

Qual è il tuo pezzo preferito da suonare?

Daffodil Lament. Senza esitazioni. Non è il pezzo che una persona chiede per primo a una tribute band dei Cranberries, ma dentro ha quasi tutto quello che amo di loro: dinamica, tensione, spazio, chitarre e una costruzione che continua a cambiare. È un brano nel quale posso ancora perdermi mentre lo suono.

Che cosa significa davvero “The Cranberries Reimagined”?

Che la canzone viene prima di noi. C’è un confine: Dreams deve restare Dreams, Zombie deve restare Zombie. Ma dentro quel confine non vedo perché dovremmo comportarci come quattro esecutori. Possiamo cambiare un suono, togliere qualcosa, allungare una parte, spostare una dinamica. Il rispetto non è fare una fotocopia.

Dove vorresti arrivasse Electric Blue Experience?

Al punto in cui qualcuno venga a vederci non soltanto perché ama i Cranberries, ma perché vuole sentire come li facciamo noi. Suonare questa musica in Irlanda era già una cosa che anni fa sembrava quasi assurda. Adesso il passo successivo è costruire un’identità che abbia senso anche oltre la parola “tributo”.

Batteria

Elvis D’Elia

Poche parole, molto ascolto. E una convinzione: facile da suonare non significa facile da suonare bene.

Da batterista, che cosa hanno di particolare i Cranberries?

Che se pensi siano facili, li suoni male. Fergal Lawler non riempie i pezzi per dimostrare qualcosa. Fa stare in piedi la canzone. Il difficile è proprio lì: groove, dinamica, intenzione. Se sbagli quelle, puoi avere tutta la tecnica che vuoi e il pezzo non cammina.

Qual è quello che ti diverte di più dal vivo?

Promises. Non devo pensarci molto. È fisico, ha spinta, e quando arriva nel punto giusto della scaletta cambia il motore del concerto.

Sei stato uno dei primi a spingere perché il progetto cambiasse. Che cosa cercavi?

La possibilità di alzare l’asticella. Non più note e non più volume: più precisione, più ascolto, più possibilità. Voglio poter proporre una cosa in prova e provarla davvero cinque minuti dopo. Se funziona resta, se non funziona si butta. Ma almeno possiamo farlo.

La cosa migliore della nuova formazione?

Ascolta. Sembra poco, invece è quasi tutto. Se sul palco abbasso, gli altri se ne accorgono. Se cambio un accento, qualcuno risponde. Quando succede non hai quattro musicisti che eseguono lo stesso pezzo: hai una band.

Basso, chitarre e arrangiamenti

Orlando Barbuto

Con Giorgio ed Elvis aveva già condiviso dischi, studio, palchi e chilometri. Qui cambia il repertorio, non il linguaggio comune.

Entrare in Electric Blue Experience è stato davvero entrare in un progetto nuovo?

Nuovo sì. Sconosciuto no. Con Giorgio ed Elvis ho fatto dischi, prove infinite, concerti belli e concerti meno belli, viaggi e studio. So già quando uno dei due sta per cambiare qualcosa prima ancora che lo faccia. La parte nuova è stata mettere quella sintonia dentro canzoni che non avevamo scritto noi.

Qual è il brano dei Cranberries che preferisci suonare?

Ridiculous Thoughts. Il basso non deve fare acrobazie, ma tiene in movimento tutto il pezzo. E poi ha quella ruvidità che spesso viene dimenticata quando si pensa ai Cranberries soltanto attraverso le ballad e i singoli più famosi.

Perché in questa band passi dal basso alle chitarre?

Perché “io faccio questo e tu fai quello” è utile per montare un mobile, meno per arrangiare un concerto. Se un pezzo funziona meglio con una chitarra in più, prendo la chitarra. Se serve il basso, torno al basso. Lo strumento è una conseguenza dell’arrangiamento, non il contrario.

Che cosa vorresti sentire dire a qualcuno uscendo dal concerto?

“Sono venuto per ascoltare i Cranberries e ho visto una band.” Mi basta. Anzi, probabilmente è esattamente il risultato che cerchiamo.

Una domanda sola, stavolta uguale per tutti

In una parola: perché i Cranberries?

MichelaEmozione.
GiorgioCanzoni.
ElvisDinamica.
OrlandoIdentità.

Quattro risposte diverse sono probabilmente il modo più semplice per spiegare Electric Blue Experience: una Cranberries tribute band che non cerca quattro copie, ma quattro musicisti dentro le stesse canzoni.

Electric Blue Experience

The Cranberries Reimagined

Il tributo ai Cranberries, suonato come una band.